kama,la forza dell’amore

kamasutraTra i sentimenti, quello passionale, il Kama, trasforma l’individuo fin nel profondo.Nel gioco di una relazione a due, nell’intrecciarsi di vite ed energie, è fondamentale l’equilibrio tra i dosha, forze biologiche collegate all’alimentazione, alla crescita, alla fasi del giorno e delle stagioni.

Nel workshop si parla, con una parte pratica, del loro incastro, di sessualità, di segreti afrodisiaci.

Nell’ambito di In nome dell’amore 

SABATO 18 FEBBRAIO 2017 H.10.00-13.00

CIRCOLO DEI LETTORI via Bogino 9 TORINO

ingresso € 15 | Carta Smart € 12 | Carta Plus € 8

Prenotazione obbligatoria 011 4326827 | info@circololettori.it

Paa, l’accettazione

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Auro, interpretato da un irriconoscibile  per l’aspetto ma riconoscibile per la bravura,Amitabh Bachchan, ha tredici anni ma il suo aspetto è quello di un anziano signore intelligente e spiritoso. Ha un difetto genetico estremamente raro che provoca l’invecchiamento accellerato. Auro vive con sua madre Vidya (Vidya Balan) e la sua nonna che lui chiama Bum ( a causa del sedere tondo e grande).

Il film si apre con l’arrivo di Amol giovane politico con profondi ideali e con la missione di riportare ordine nel suo paese. Auro e Amol si conoscono ma non sanno di essere padre e figlio. Vidya ha avuto Auro quando era molto giovane e stava compiendo i suoi studi in Inghilterra. Amol disse che voleva diventare un politico e che dovevano aspettare ad avere figli così la ragazza torna in India e cresce Auro da sola scomparendo dalla vita di Amol e non confessandogli che terrà il bambino.

Auro e Amol cominciano ad avere un rapporto dato da circostanze molto divertenti e Vidya è costretta a rivedere la sua volontà di raccontare la verità sul padre a suo figlio.

Oltre al solito intrigo e risoluzione dei sentimenti del cinema di bollywood, Paa racconta la volontà di vivere felici nonostante le condizioni fisiche ed emotive non siano ideali. Auro è un bambino ironico, felice e con una splendida vita sociale. Sua madre lo accetta e lo ama immensamente per quello che è e nonostante sia assolutamente consapevole del poco tempo che suo figlio spenderà sulla terra.

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 Spesso l’accettazione non esiste perchè non si vogliono vedere le differenze. Non si può diventare uguali negando le differenze. Esistono e vanno riconosciute. Ogni essere umano è unico. L’ayurveda questo ce lo insegna bene. Ognuno nasce con una sua personale costituzione: non si può generalizzare, non si può uniformare. Ci hanno abituati a standardizzarci in ogni forma: nel lavoro,nella famiglia,nel modo di vestire.

Se si desidera” incontrarsi” l’un l’altro, bisogna anche accollarsi il rischio delle differenze e accettare che queste facciano parte della vita e dell’amore. L’accetazione di sè e degli altri è sempre un’esperienza rivoluzionaria perchè ha in sè una forza che trasforma e che non ti fa guardare il mondo con gli occhi del mondo ma con i propri personali meccanismi ed emozioni interiori. Scoprire come amarsi e vivere nell’accettazione totale diventa un’avventura dandosi la possibilità di lasciarsi sempre soprendere.

Immortale è chi accetta l’istante. Chi non conosce più un domani.

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, 1947

la scoperta del talento (5) i conflitti interiori

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Croazia 2008,una spiaggia

Quando sono in viaggio dedico una giornata intera alla gestione dei miei conflitti interiori. Mi siedo di fronte al paesaggio che ho in quel momento. Il mare,la montagna,un prato… e osservo che succede. Sciolgo i nodi e ritrovo la via.

Il termine conflitto ha origine antiche e significa “lotta”. La mente affronta sentimenti contraddittori, gioca a ping pong passando da un sentimento all’altro, da un pensiero all’altro. Credo che si tratti di un normale iter che avviene all’interno di ognuno di noi: è il passaggio per capire che decisione prendere e qual è la cosa giusta da fare.

Il conflitto  si trasforma in stress quando non viene risolto e quando non si raggiunge un risultato. Una parte di noi rimane alla continua ricerca di una soluzione, si entra in un circolo vizioso disperdendo energia e tempo prezioso.

Alle volte ci sono soluzioni ma non si vogliono. Alle volte non c’è soluzione ma se vuole una. In altri casi ci sono diverse soluzioni ma non si sa quale scegliere. Alle volte di parla di problemi.

I problemi son però diversi dai conflitti. I problemi sono oggettivi, i conflitti sono emotivi. I problemi esistono nel mondo esterno i conflitti in quello interno. Ci sono soluzioni ai problemi e ci sono modi di essere per i conflitti.

Su come si risolvono i problemi non ci sono dubbi. Come diceva Osho “guarderai il tuo passato un giorno e pensando a quel problema passato, scoprirai che non era affatto un problema”. Forse al momento non si ha la soluzione a portata di mano ma in linea di massima si sa come affrontare un problema: lo si descrive e si cerca di capire quali sono le soluzioni possibili. Se questo non è sufficiente si cercano ulteriori informazioni e nel caso in cui anche questo non fosse sufficiente, ci si risolve ad un esperto. Alla fine la mente trova sempre una soluzione ad un problema. Può darsi che la soluzione non sia delle migliori ma questa è un’altra storia. Tramite l’azione si giunge ad una soluzione.

Il conflitto è un po’ diverso. C’è una soluzione, non piace alla nostra parte emotiva e questo si trasforma in conflitto. Le emozioni non vogliono la soluzione proposta dalla mente e il dramma ha inizio. Non si può mettergli fine solo perché lo si decide ma bisogna vederlo, bisogna capire che c’è dietro al conflitto, bisogna sentirlo e lasciarlo andare.Bisogna farlo fluire e se non basta bisogna chiedere. Chiedere a qualcuno aiuto. Se non c’è nessuno a cui chiedere, chiedi internamente aiuto. Così, come viene. La richiesta interiore produce sempre qualcosa perché si dichiara apertamente a se stessi che c’è un problema.

E se c’è un problema c’è sempre  anche una soluzione.

“Ho l’obbligo della verità che scopro dentro di me ogni giorno, non quello della continuità” Mahatma Gandhi

la scoperta del talento (4) riconoscere i desideri dell’anima

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Un segreto incanto svelerò

Ogni desiderio può il pozzo soddisfar

Se l’eco vi risponderà,lui vi accontenterà

Vorrei …un amore che sia tutto per me,io canto la felicità e un giorno verrà, quel giorno so che mi dirà “amore,son qua”

I desideri sono delle potenti fonti di attrazione. Seguirli dà senso ed energia alla nostra esistenza. Mentre si cerca di esaudire un desiderio, non solo ci si avvicina alla propria meta, ma si scoprono sempre più cose su se stessi e sulla propria vita.

Tutto in questo mondo è fatta da polarità. Ogni cosa ha due poli : non vi è forza senza la rispettiva forza antagonista. Anche dentro di noi funziona così: per ogni pensiero “positivo” ce n’è come minimo un altro “negativo”, per ogni argomentazione c’è una controargomentazione, per ogni motivazione ci sono dei dubbi, e per ogni desiderio che vorremo nella nostra vita c’è anche una forza repulsiva. Le forze antagoniste non danno la possibilità al desiderio di realizzarsi.

Ma i desideri son tutti sani? Da dove arrivano? E’ qualcosa che è stato escogitato dalla mente (ingannevole e truffaldina) o dall’anima?

Come si può distinguere da dove arrivano?

Il più delle volte la mente vuole eliminare un difetto, procurare sicurezza o porre fine ad una situazione sgradevole. L’anima vuole vivere qualcosa, sperimentare e raggiungere nuovi ed elevati stadi di coscienza. Non è interessata alla sofferenza o alla difficoltà. L’anima ha come obiettivo far vivere un percorso lungo il quale fare esperienza e arricchirsi.

L’anima vuole un “modo di vivere” , la mente vuole risultati misurabili.

I desideri della mente non danno tanto l’impressione di avere un senso profondo ma ci occupano il tempo, per questo motivo la soddisfazione dura poco.

E’ quindi opportuno fare chiarezza e capire cosa muove un desiderio e da dove proviene.

Alcuni desideri seguono una profonda aspirazione.Si manifestano con chiarezza e quelli li riconosci perchè seguirai e farai qualsiasi cosa per realizzarli. Altri desideri si spacciano per aspirazioni, altri eliminano una carenza .

 Alla fine, come diceva Chamfort, ” il piacere può fondarsi sull’illusione ma la felicità riposa sulla verità”

la scoperta del talento (3) lasciar fluire i pensieri

Il cervello è un organo che funziona come un cuore pulsante : continua a pensare giorno e notte non c’è un interruttore che lo possa spegnere.

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Provenza 2013

Quando il nostro intelletto pensa di amare, non significa ancora che sia amore. Quando il nostro intelletto pensa di sentire un’altra persona, non significa ancora che senta qualcosa oltre alle proprie emozioni. Quando il nostro intelletto crede di aver capito ciò che un altro vuole spiegargli, in primo luogo significa che ha sentito le sue parole e ha visto il viso che le pronunciava. Il nostro intelletto è per natura un ricercatore : osserva costantemente il mondo esterno, ci riflette sopra,sperimenta qualcosa,ci riflette di nuovo sopra,modifica qualcosa,osserva,indaga. In realtà non sente, analizza. Persino le emozioni.

I nativi dei Caraibi non sono riusciti a scorgere le navi di  Cristoforo Colombo perché non sapevano che cosa fossero. Osservavano il mare ma non sapevano che cosa avevano di fronte. Poterono descrivere cosa vedevano e condividerlo con gli altri ma per un bel po’ rimase esclusivamente una percezione.

I pensieri talvolta sono ostacoli perché passeggiano nella mente non mostrandoci chiaramente la realtà, specialmente quella interiore.

Che si può fare con i pensieri che distraggono e intristiscono?

Capita di vivere un momento piacevole e di sentire il proprio intelletto che “commenta” l’accaduto. Contempli la natura, non c’è niente che possa capitare, ma l’intelletto fa un commento . Vinci una gara, sei felice della vittoria e l’intelletto fa un commento. Mangi un buon piatto di pasta e il cervello fa un commento.

Ogni cosa che viviamo in un bel momento della nostra vita è come il mare che l’intelletto trasforma in un secchio d’acqua, costringendo grandi emozioni a parole strette e piccole.

E’ come guardare un film e seguirne unicamente i sottotitoli. Perdi le emozioni, i colori, le espressioni del viso,la musica. Diventa tutto meno colorato ma soprattutto affatica e non fa vivere quello che c’è da vivere.

Togliamo i sottotitoli e viviamo quel che c’è da vivere.

Voci precedenti più vecchie

Ilaria Palmas

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