I riti

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India,Goa Rito del fuoco,2011

 

Nella concezione induista non vi è separazione tra le attività sacre e quelle profane.

Ogni nostro atto,tutti i nostri gesti, hanno conseguenze.

Devono per questo trovare un’armonia, un tempo e una forma quotidiana che dia regolarità alla vita.

Esistono rituali del bagno, del pasto, dell’amore, della procreazione, della bellezza, della danza. Esistono i riti del mattino, del mezzogiorno, della sera e tutti i momenti in cui cambia la stagione. C’è un modo rituale di respirare, di vestirsi, di truccarsi. Vi sono riti del fuoco, riti per avvenimenti importanti della vita, riti superstiziosi.

In sanscrito non c’è un termine distinto per dire “azione” o “azione rituale”. Ogni azione è una forma di rito.

Ci sono forme rituali costituite da tecniche particolari il cui scopo è quello di creare un contatto tra questo  e altri mondi. Tramite tali riti,l’uomo può ottenere l’aiuto di divinità e di varie entità soprannaturali che possano guidarlo verso progressi spirituali o materiali.

Il rito diventa una corda per raggiungere le energie sottili che spesso hanno un vero effetto propiziatorio anche sul corpo; diventano quindi un’arte magica dove chi li pratica viene trascinato in un mondo lontano fatto di bellezza.

Anche la divinità si avvicina all’uomo tramite suoni,forme,ritmi,fiori,luci,incenso,offerte.

Il vero tempio per effettuare un rito è l’intero universo.

E’ nelle foreste, sulle montagne, sulle rive del fiume, vicino agli alberi o nella propria casa.

I riti sono un’arte complessa e minuziosa. Durante la puja ( rito individuale indiano), l’idolo è trattato come un invitato d’onore che viene ricevuto a casa. Il rituale può durare ore ed ore, durante il quale l’ospite  è accolto,gli vengono lavati i piedi, gli si dà un trono, viene profumato e gli vengono offerti vestiti nuovi; gli vengono presentati fiori,cibo,acqua da bere.

Ogni elemento che viene impiegato durante il rito ha un significato simbolico sul quale l’uomo deve concentrare la propria mente.

Sia che si partecipi ad una puja o meno è importante consacrare e purificare il proprio corpo e lo spazio che vi è intorno a noi.

Questi possono essere alcuni riti utili per amare se stessi.

L’acqua è il primo elemento utile per la propria purificazione: rigenera e rivitalizza.

Il profumo rappresenta la percezione della coscienza. E’ legato all’elemento terra perché legato all’olfatto.

I fiori rappresentano la percezione della coscienza collegata all’elemento etere.

L’incenso rappresenta la percezione della coscienza legata all’elemento aria.

L’offerta delle luci è la percezione della coscienza legate all’elemento fuoco.

Il cibo rappresenta il principio dell’immortalità perché assicura la continuità della vita.

 I  colori aiutano. Il nero non ci porta allegria, il bianco,il giallo,l’arancio sì.. Il colore è terapeutico. Ogni tanto aiuta colorarsi il corpo trasformando anche questo in un rito magico per poter uscire da una giornata grigia.

L’olio aiuta. L’ayurveda consiglia l’oleazione ogni mattina.

Le terapie ayurvediche eseguite con l’olio prendono il nome di snehana. In sanscrito sneha significa amore. E’ una terapia che arriva in maniera delicata e sottile, tramite il corpo, all’anima.

Fin dall’antichità veniva usato nei riti sacerdotali in ogni religione per “ungere”, stendere un velo protettivo che proteggesse e che allontanasse il male. Questa protezione arriva in profondità perché l’olio è in grado di essere assorbito profondamente dalla pelle, di fluire all’interno del corpo e per questo di “pulirci” internamente riportandoci a importanti consapevolezze. L’olio è in grado di risvegliarci con il suo amore e il suo nutrimento.

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Il rito dà regolarità,cadenza, stabilità.

Il rito è musica e diventa terapeutico se eseguito per noi stessi con armonia e dedicando il giusto tempo alle azioni che decidiamo di compiere nel quotidiano.

L’ayurveda ha il rito del dinacharya, pratica quotidiana per il mantenimento della salute, di cui ho parlato in questo post

Le religioni hanno le preghiere e tutte le pratiche di purificazione di cui parlavamo prima.

Gli innamorati hanno la loro intimità fatta di piccoli gesti ripetuti quotidianamente.

I cuochi hanno i loro segreti che applicano ritualmente in ogni piatto.

Chi ama poco se stesso ha bisogno di riti. Chi si ama poco ha bisogno di scoprirsi e di imparare a volersi bene.

Rendiamo rituale tutto ciò che amiamo di più e ci ameremo di più.

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Ilaria Palmas

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